LItalia è molto più vicina di quanto voi pensate

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"Aletheja, San Pietroburgo"

Questo libro è stato scritto da Gianni Puccio, un italiano innamorato della Russia  e della lingua russa. Il suo hobby è l'etimologia, egli cerca di capire le origini delle parole e trovare i punti in comune fra le varie lingue. Uno spunto per scrivere questo libro è dato proprio dal suo immenso amore per la lingua russa, per la storia ed l'etimologia.  In una maniera scorrevole, lontana dal difficile stile accademico l'autore ha deciso di raccontare ai suoi lettori della sorprendente vicinanza tra la cultura russa e quella italiana, dei forti legami che esistono tra i nostri popoli.


Il libro racconta dei legami che esistono tra le nostre due culture e delle vicinanze delle due lingue. Vi aiuterà a vedere le cose in comune che sono tra il popolo russo e le culture degli altri popoli europei.

Commenti dei lettori

L'autore di questo libro non è una persona ordinaria. È nato in una famiglia di giornalisti, la madre è polacca, il padre è italiano. Da bambino la sua madre polacca gli consigliò di cominciare a studiare la lingua russa. Gianni Puccio ricevette l'istruzione giuridica in Italia e poi in Francia e in America. E' giornalista e concilia la sua carriera con i viaggi e il business. Ha fondato una rete di negozi "La Cicogna" per le future mamme.
Lui è un appassionato poliglotta. Conosce il latino, il greco antico, il francese, l'inglese, un po' di tedesco e di spagnolo. E' certo che il russo è la sua passione principale e più amata. Il suo hobby è l'etimologia delle lingue e la ricerca delle comparazioni fra le lingue europee. Frequentava la Russia per perfezionare la sua lingua russa e non solo. Si interessava della cultura, della storia e dei costumi della Russia. Soprattutto lo interessava la storia della Russia antica. Proprio questo interesse gli ha dato la spinta a scrivere questo libro. In maniera leggera, lontana dallo stile accademico, lui ha deciso di raccontare ai suoi lettori russi della vicinanza fra le culture italiana e russa e degli altri rapporti che ci uniscono.
Il libro è scritto in italiano e tradotto in russo da S.Sokolova e V.Vinogradova. E' un libro scritto per i lettori russi che si interessano dell'Italia dei nostri compatrioti che vivevano nel Bel Paese.
 
Re: "L'Italia è Più Vicina Di Quanto Voi Pensiate"  
Ho letto questo libro, è davvero ben fatto e pieno di interessanti fatti storici e d'informazione sulla vita della gente d'arte. Il libro andrebbe benissimo a chi soltanto comincia a studiare la lingua italiana visto che contiene anche informazioni curiosissime di carattere linguistico ed elenchi di parole somiglianti dal russo, italiano e latino.
Rychkova Olga, "Nezavisimaja gazeta":

Gianni Puccio. L'Italia è più vicina di quanto voi pensate. Si può parlare russo senza usare parole russe/ Traduzione dall'italiano di S.S.Sokolova, V. Vinogradova. Aleteja, 2007. - 264 p.

Una volta un mio conoscente, viaggiatore di professione, è arrivato a Napoli in autostop senza saper dire una parola in italiano. Se non soltanto "Ciao!", "bambina" e quant'altro c'è nelle canzoni famose. Ciò nonostante riusciva a trovare la reciproca comprensione con gli operatori del commercio e della ristorazione locali. E passate due settimane raggiunse una tale padronanza della lingua che cominciò ad "agganciare" delle belle ragazze del posto. All'epoca non gli avevo creduto. Non sul fatto delle ragazze, ma riguardo all'arricchimento fulmineo del bagaglio linguistico tanto limitato alla partenza. E adesso, dopo aver letto il libro di Gianni Puccio, anch'egli viaggiatore e poliglotta, e come secondo lavoro  giornalista e uomo d'affari, mi sono ricreduta: la lingua di Leonardo da Vinci e Gianni Rodari si può imparare velocemente. Ed anche molto velocemente. Tantissime parole italiane assomigliano ai loro analoghi russi come due gemelli. Oppure come fratelli, il che non è poco. Per esempio, il nostro "limonad" per loro è limonata, "barricada" - barricata, "entuziazm" - entusiasmo, "balet" - baletto, "maniak" - maniaco, "pasternak" (nel senso di una pianta) - pastinaca… L'autore presenta intere pagine con le parole "accoppiate" che sono affluite nella lingua russa dal fiume in piena chiamato "Latino" e "Greco". Anche se può succedere che una parola che sembra familiare contenga un significato inatteso: "da voi (cioè da noi, in Russia - Olga Rychkova) un "prosaik" è uno scrittore, autore di opere in prosa (Gogol!), noi invece chiamiamo prosaica una persona priva di immaginazione, superficiale e banale. A proposito, la parola "prosa" (dal latino "prosa"  - semplice) anche da voi può essere usata nel significato di per esempio nella espressione "prosa della vita". E se voi ordinerete in un locale o ristorante italiano "vinegret" vi serviranno soltanto il condimento per l'insalata.  Con la parola "pasta" in Italia chiamano sia i maccheroni che dei dolci. Ed i "biscotti" non sono semplicemente una specie di gallette e se volete quello che noi, russi, chiamiamo "biscuit" dovete chiedere il Pan di Spagna. Cioè non è tutto rose e fiori ma nel caso estremo si può anche fare a meno delle parole: un capitolo del libro è dedicato a "Gesti e tradizioni". Un gesto della mano verso di se ("Vieni qua!") o una grata fatta con le dita delle mani ("Avanzo di galera"), strofinarsi le mani quando si è contenti sono dei gesti internazionali. Ed invece il movimento delle dita che imita le forbici non tutti i russi lo interpreteranno nella maniera giusta: Bando alle ciance! Così come i discendenti di Romolo e Remo non vedranno nel nostro schioccare le dita sul pomo di Adamo un invito di bere un superalcolico. Ma anche in questa situazione drammatica la via d'uscita c'è: "bisogna semplicemente dire: Beviamo!" Certo, la frase, bisogna prima impararla in italiano, ma non è una cosa difficile. Soprattutto, se ripeterla più spesso possibile. Ed è tanto più plausibile brindare con quelli che apprezzano la nostra "storia straordinaria e cultura ricchissima". Con quelli che adorano la letteratura russa "a partire da Puskin, Gogol', Tolstoj, Dostojevskij, Chekhov, fino a Boris Pasternak (il cui romanzo "Il dottor Zhivago" è uscito per primo in Italia), apprezza Brjullov e Ajvazovskij, a chi piace "Katjusha" e "Podmoskovnyje vechera". Ma anche noi stimiamo tanto Cipollino e Pinocchio (Burattino da noi) - non è forse un pretesto per un ravvicinamento culturale e quant'altro?